WooCommerce vs Shopify vs Custom: scelta pratica

WooCommerce, Shopify e custom non sono tre livelli di qualità, sono tre modelli di costo. Cosa cambia davvero e come scegliere in base a catalogo, volumi e integrazioni.

Ottavio Tedesco13 agosto 2026Lettura stimata 7 min
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Confronto tra WooCommerce, Shopify ed e-commerce custom su costi, controllo e manutenzione

WooCommerce vs Shopify non è una scelta tra due livelli di qualità, è una scelta tra due modelli di costo. Con Shopify paghi un canone e non pensi a hosting, sicurezza e aggiornamenti, con WooCommerce paghi poco di licenze e controlli tutto, ma quella manutenzione qualcuno la deve fare. Il custom è la terza strada, e diventa sensata molto più tardi di quanto ti raccontino.

La domanda che quasi tutti fanno è quale sia la migliore, e non ha risposta. Quella utile è un'altra: quale di queste tre mi costa meno mantenere fra tre anni, con il catalogo e i volumi che avrò allora.

La piattaforma è la conseguenza di tre cose, non il punto di partenza: quanto è articolato il catalogo, che volumi fai e cosa deve dialogare con cosa. Se scegli prima di avere queste tre risposte, stai comprando lo strumento senza sapere cosa devi costruire.

WooCommerce e Shopify: cosa cambia davvero

Le due piattaforme fanno la stessa cosa, mostrano prodotti e incassano ordini. Quello che cambia è chi tiene in piedi il negozio.

Shopify è un servizio in abbonamento. Paghi un canone mensile e ricevi un e-commerce funzionante: hosting, certificato, aggiornamenti e sicurezza sono compresi e non ti riguardano. Parti in fretta e il primo anno costa poco. Il prezzo lo paghi altrove: personalizzi solo dentro i limiti del tema, ogni funzione in più è un'app con il suo canone, e i canoni si sommano fino a diventare la voce principale. Il negozio, tecnicamente, vive su un'infrastruttura che non è tua.

WooCommerce è un plugin per WordPress. Il software è gratuito e aperto, i dati stanno sul tuo server, personalizzi qualunque cosa e l'ecosistema di estensioni è enorme. In cambio serve qualcuno che lo mantenga: gli aggiornamenti non si fanno da soli, l'hosting va scelto con criterio e un plugin abbandonato diventa un problema di sicurezza. È la soluzione che uso più spesso con le PMI, perché tiene insieme catalogo, contenuti e SEO nello stesso posto.

Riassunto brutale: su Shopify affitti un negozio già arredato, su WooCommerce compri il locale e lo arredi. La domanda non è quale sia meglio, è se hai chi tiene pulito il locale.

Il confronto sui criteri che contano

I confronti che si trovano in giro si fermano quasi sempre alle funzioni. Le funzioni ci sono ovunque, quello che cambia il conto sono i criteri qui sotto.

CriterioShopifyWooCommerceCustom o headless
Costo di partenza0 - 1.500 €5.900 - 12.900 €da 15.000 €
Costo ricorrentecanone e app, cresce con le funzionihosting, licenze, manutenzioneinfrastruttura e sviluppo continuo
Chi lo tiene in piedila piattaformatu o il tuo fornitoreun team tecnico, sempre
Personalizzazionedentro i limiti di tema e appquasi illimitatanessun limite
Dove stanno i datisui server della piattaformasul tuo hostingsulla tua infrastruttura
Quanto costa andarsenealta: tema, app e automazioni non si portano viamedia: il sito è tuo, cambi hosting quando vuoidipende da chi lo ha scritto e da come
Indicato perprimo e-commerce, pochi prodotti, nessuna integrazionecatalogo strutturato, contenuti e SEO che pesanolistini multipli, gestionale, volumi alti

Le cifre della seconda e della terza colonna sono le mie fasce di lavoro sui progetti e-commerce, non una media di mercato: le trovi per esteso, con cosa comprende ognuna, nella pagina e-commerce.

La riga che quasi nessuno guarda è quanto costa andarsene, ed è quella che pesa di più a distanza di anni. Una piattaforma facile da lasciare ti permette di sbagliare scelta senza pagarla per sempre.

Quando conviene davvero un e-commerce custom

Un e-commerce custom conviene quando aggirare i limiti della piattaforma standard costa più che costruire da zero. Non prima, e non perché fa più professionale.

I casi in cui la soglia è superata sono pochi e si riconoscono:

  • Listini differenziati per cliente. Nel B2B ogni rivenditore ha il suo prezzo, i suoi sconti a scaglioni e le sue condizioni di pagamento. Si può forzare con le estensioni, ma diventa una catasta di plugin che si rompe a ogni aggiornamento.
  • Un gestionale da tenere allineato. Se giacenze, prezzi e ordini devono viaggiare in tempo reale tra sito e sistema aziendale, l'integrazione è il progetto, il sito è la parte semplice.
  • Varianti a matrice o configuratori. Prodotti che si compongono con misure, materiali e opzioni combinate tra loro mandano in crisi la gestione varianti delle piattaforme standard, e il numero di combinazioni esplode in fretta.
  • Volumi alti. Sopra una certa quantità di ordini, quello che paghi in canoni e commissioni supera quello che pagheresti in sviluppo e infrastruttura. È un conto che si fa con i tuoi numeri, non con una regola generale.

Se nessuno di questi quattro punti descrive la tua situazione, il custom è complessità che paghi due volte: alla costruzione, e poi ogni anno per mantenerla in vita.

C'è poi una domanda tecnica da fare sempre, quando la vetrina è costruita in JavaScript: come fanno le schede prodotto a essere lette dai motori di ricerca. Sono le pagine su cui ti trovano, e se Google le vede vuote hai un catalogo invisibile. Ne ho scritto in SSR, SSG, ISR: cosa chiedere a chi ti fa il sito.

Quale piattaforma e-commerce scegliere, in tre domande

Prima di guardare le piattaforme, rispondi a queste tre. Le risposte scelgono quasi da sole.

  • Quanti prodotti avrai fra tre anni, e con quante varianti? Non quanti ne hai oggi. Un catalogo che passa da 40 a 4.000 schede cambia il punto di equilibrio, e chi ha scelto pensando ai 40 rifà tutto.
  • Cosa deve parlare con cosa? Gestionale, fatturazione elettronica, corriere, magazzino, CRM. Ogni integrazione è lavoro vero, e alcune su certe piattaforme semplicemente non esistono.
  • Chi lo mantiene, e con che budget annuo? Se la risposta è "nessuno", scarta tutto quello che va mantenuto e prendi l'abbonamento, è la scelta onesta.

Tradotte in decisione, funzionano così:

  • Abbonamento se vendi online per la prima volta, hai un catalogo contenuto, nessuna integrazione e nessuno che segua la parte tecnica. Ti fa partire in settimane e ti dice se il prodotto si vende.
  • WooCommerce se il catalogo è strutturato, se contenuti e ricerca organica pesano sul tuo modo di vendere e se hai un fornitore che se ne occupa. È il punto di equilibrio della maggior parte delle PMI con cui lavoro.
  • Custom o headless solo se rientri in uno dei quattro casi del paragrafo precedente, con i numeri in mano.

Una cosa che vale per tutte e tre: la piattaforma non fa vendere. Decide quanto ti costa gestire il negozio, non quante persone entrano. Quel conto lo trovi in aprire un e-commerce: dalla strategia al primo ordine.

Domande frequenti

Attenzione

Prima di firmare, fatti mettere per iscritto quanto costa il secondo e il terzo anno: canoni, app, licenze, hosting e manutenzione. Chi confronta le piattaforme sul solo costo di partenza sta guardando la voce meno importante del preventivo.

Nessuna delle tre opzioni è migliore in assoluto, sono tre modi diversi di distribuire lo stesso costo nel tempo. L'abbonamento lo spalma in canoni, WooCommerce lo concentra all'inizio e poi lo tiene basso se qualcuno lo cura, il custom lo alza ovunque e si ripaga solo quando la complessità del tuo lavoro lo giustifica davvero.

Scegli quella che regge il catalogo che avrai fra tre anni e che puoi permetterti di mantenere ogni anno. Tutto il resto del confronto è marketing di chi vende la piattaforma.

Se stai valutando quale piattaforma regge il tuo catalogo e i tuoi volumi, richiedi una consulenza.

Ti rispondo io, non un form automatico.

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