WooCommerce vs Shopify non è una scelta tra due livelli di qualità, è una scelta tra due modelli di costo. Con Shopify paghi un canone e non pensi a hosting, sicurezza e aggiornamenti, con WooCommerce paghi poco di licenze e controlli tutto, ma quella manutenzione qualcuno la deve fare. Il custom è la terza strada, e diventa sensata molto più tardi di quanto ti raccontino.
La domanda che quasi tutti fanno è quale sia la migliore, e non ha risposta. Quella utile è un'altra: quale di queste tre mi costa meno mantenere fra tre anni, con il catalogo e i volumi che avrò allora.
La piattaforma è la conseguenza di tre cose, non il punto di partenza: quanto è articolato il catalogo, che volumi fai e cosa deve dialogare con cosa. Se scegli prima di avere queste tre risposte, stai comprando lo strumento senza sapere cosa devi costruire.
WooCommerce e Shopify: cosa cambia davvero
Le due piattaforme fanno la stessa cosa, mostrano prodotti e incassano ordini. Quello che cambia è chi tiene in piedi il negozio.
Shopify è un servizio in abbonamento. Paghi un canone mensile e ricevi un e-commerce funzionante: hosting, certificato, aggiornamenti e sicurezza sono compresi e non ti riguardano. Parti in fretta e il primo anno costa poco. Il prezzo lo paghi altrove: personalizzi solo dentro i limiti del tema, ogni funzione in più è un'app con il suo canone, e i canoni si sommano fino a diventare la voce principale. Il negozio, tecnicamente, vive su un'infrastruttura che non è tua.
WooCommerce è un plugin per WordPress. Il software è gratuito e aperto, i dati stanno sul tuo server, personalizzi qualunque cosa e l'ecosistema di estensioni è enorme. In cambio serve qualcuno che lo mantenga: gli aggiornamenti non si fanno da soli, l'hosting va scelto con criterio e un plugin abbandonato diventa un problema di sicurezza. È la soluzione che uso più spesso con le PMI, perché tiene insieme catalogo, contenuti e SEO nello stesso posto.
Riassunto brutale: su Shopify affitti un negozio già arredato, su WooCommerce compri il locale e lo arredi. La domanda non è quale sia meglio, è se hai chi tiene pulito il locale.
Il confronto sui criteri che contano
I confronti che si trovano in giro si fermano quasi sempre alle funzioni. Le funzioni ci sono ovunque, quello che cambia il conto sono i criteri qui sotto.
| Criterio | Shopify | WooCommerce | Custom o headless |
|---|---|---|---|
| Costo di partenza | 0 - 1.500 € | 5.900 - 12.900 € | da 15.000 € |
| Costo ricorrente | canone e app, cresce con le funzioni | hosting, licenze, manutenzione | infrastruttura e sviluppo continuo |
| Chi lo tiene in piedi | la piattaforma | tu o il tuo fornitore | un team tecnico, sempre |
| Personalizzazione | dentro i limiti di tema e app | quasi illimitata | nessun limite |
| Dove stanno i dati | sui server della piattaforma | sul tuo hosting | sulla tua infrastruttura |
| Quanto costa andarsene | alta: tema, app e automazioni non si portano via | media: il sito è tuo, cambi hosting quando vuoi | dipende da chi lo ha scritto e da come |
| Indicato per | primo e-commerce, pochi prodotti, nessuna integrazione | catalogo strutturato, contenuti e SEO che pesano | listini multipli, gestionale, volumi alti |
Le cifre della seconda e della terza colonna sono le mie fasce di lavoro sui progetti e-commerce, non una media di mercato: le trovi per esteso, con cosa comprende ognuna, nella pagina e-commerce.
La riga che quasi nessuno guarda è quanto costa andarsene, ed è quella che pesa di più a distanza di anni. Una piattaforma facile da lasciare ti permette di sbagliare scelta senza pagarla per sempre.
Quando conviene davvero un e-commerce custom
Un e-commerce custom conviene quando aggirare i limiti della piattaforma standard costa più che costruire da zero. Non prima, e non perché fa più professionale.
I casi in cui la soglia è superata sono pochi e si riconoscono:
- Listini differenziati per cliente. Nel B2B ogni rivenditore ha il suo prezzo, i suoi sconti a scaglioni e le sue condizioni di pagamento. Si può forzare con le estensioni, ma diventa una catasta di plugin che si rompe a ogni aggiornamento.
- Un gestionale da tenere allineato. Se giacenze, prezzi e ordini devono viaggiare in tempo reale tra sito e sistema aziendale, l'integrazione è il progetto, il sito è la parte semplice.
- Varianti a matrice o configuratori. Prodotti che si compongono con misure, materiali e opzioni combinate tra loro mandano in crisi la gestione varianti delle piattaforme standard, e il numero di combinazioni esplode in fretta.
- Volumi alti. Sopra una certa quantità di ordini, quello che paghi in canoni e commissioni supera quello che pagheresti in sviluppo e infrastruttura. È un conto che si fa con i tuoi numeri, non con una regola generale.
Se nessuno di questi quattro punti descrive la tua situazione, il custom è complessità che paghi due volte: alla costruzione, e poi ogni anno per mantenerla in vita.
C'è poi una domanda tecnica da fare sempre, quando la vetrina è costruita in JavaScript: come fanno le schede prodotto a essere lette dai motori di ricerca. Sono le pagine su cui ti trovano, e se Google le vede vuote hai un catalogo invisibile. Ne ho scritto in SSR, SSG, ISR: cosa chiedere a chi ti fa il sito.
Quale piattaforma e-commerce scegliere, in tre domande
Prima di guardare le piattaforme, rispondi a queste tre. Le risposte scelgono quasi da sole.
- Quanti prodotti avrai fra tre anni, e con quante varianti? Non quanti ne hai oggi. Un catalogo che passa da 40 a 4.000 schede cambia il punto di equilibrio, e chi ha scelto pensando ai 40 rifà tutto.
- Cosa deve parlare con cosa? Gestionale, fatturazione elettronica, corriere, magazzino, CRM. Ogni integrazione è lavoro vero, e alcune su certe piattaforme semplicemente non esistono.
- Chi lo mantiene, e con che budget annuo? Se la risposta è "nessuno", scarta tutto quello che va mantenuto e prendi l'abbonamento, è la scelta onesta.
Tradotte in decisione, funzionano così:
- Abbonamento se vendi online per la prima volta, hai un catalogo contenuto, nessuna integrazione e nessuno che segua la parte tecnica. Ti fa partire in settimane e ti dice se il prodotto si vende.
- WooCommerce se il catalogo è strutturato, se contenuti e ricerca organica pesano sul tuo modo di vendere e se hai un fornitore che se ne occupa. È il punto di equilibrio della maggior parte delle PMI con cui lavoro.
- Custom o headless solo se rientri in uno dei quattro casi del paragrafo precedente, con i numeri in mano.
Una cosa che vale per tutte e tre: la piattaforma non fa vendere. Decide quanto ti costa gestire il negozio, non quante persone entrano. Quel conto lo trovi in aprire un e-commerce: dalla strategia al primo ordine.
Domande frequenti
WooCommerce o Shopify: quale costa meno?
Posso migrare da Shopify a WooCommerce o viceversa?
Shopify è più veloce di WooCommerce?
Quando ha senso un e-commerce custom?
WooCommerce è sicuro?
Prima di firmare, fatti mettere per iscritto quanto costa il secondo e il terzo anno: canoni, app, licenze, hosting e manutenzione. Chi confronta le piattaforme sul solo costo di partenza sta guardando la voce meno importante del preventivo.
Nessuna delle tre opzioni è migliore in assoluto, sono tre modi diversi di distribuire lo stesso costo nel tempo. L'abbonamento lo spalma in canoni, WooCommerce lo concentra all'inizio e poi lo tiene basso se qualcuno lo cura, il custom lo alza ovunque e si ripaga solo quando la complessità del tuo lavoro lo giustifica davvero.
Scegli quella che regge il catalogo che avrai fra tre anni e che puoi permetterti di mantenere ogni anno. Tutto il resto del confronto è marketing di chi vende la piattaforma.
Se stai valutando quale piattaforma regge il tuo catalogo e i tuoi volumi, richiedi una consulenza.
Ti rispondo io, non un form automatico.
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