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L'idraulico con 47MB di foto in home page. Il produttore di bulloneria con il popup cookie che copre tutto. Il form che chiede il codice fiscale. E quello che ha fatto fare il sito al cugino. Storie vere.

L'anno scorso un idraulico mi ha chiesto perché il suo sito non compariva su Google. Ho aperto la home page e ho aspettato. E aspettato. Dopo dodici secondi ancora non aveva finito di caricare.
Il problema? Quarantasette megabyte di foto. Foto scattate col telefono e caricate così, senza ridimensionarle, senza comprimerle, senza pensarci due secondi. Foto di lavandini e tubature in 4K, come se qualcuno dovesse stamparle su un cartellone pubblicitario.
Ho provato a spiegarglielo. Mi ha risposto che le foto belle fanno professionalità. Gli ho fatto vedere che il suo sito su mobile era inutilizzabile. Mi ha detto che tanto i suoi clienti usano il computer. Ho controllato Analytics: 73% del traffico da smartphone. Fine della conversazione.
Questa storia me la sono portata dietro perché riassume tutto quello che vedo quando analizzo i siti delle PMI. Non sono errori tecnici difficili da risolvere. Sono scelte fatte senza pensare, difese con ostinazione, pagate care.
Parto da qui perché è l'errore più comune e più sottovalutato. Tutti sanno che le immagini vanno ottimizzate, eppure continuo a trovare siti con slider da 15MB, gallery di prodotti con foto da 4000 pixel di larghezza, loghi in PNG trasparente che pesano più del testo di tutto il sito.
Il ragionamento è sempre lo stesso: le foto devono essere belle, di qualità, professionali. Giusto. Ma c'è differenza tra una foto di qualità e una foto che pesa quanto un film. Una foto ottimizzata per il web può essere nitida, dettagliata e pesare 80KB invece di 8MB. Stessa resa visiva, centesimo del peso.
Il problema è che nessuno se ne accorge finché non è troppo tardi. Tu apri il sito dal tuo computer in ufficio con la fibra e va tutto bene. Il tuo cliente lo apre dal telefono in zona industriale con una tacca di segnale e dopo cinque secondi ha già chiuso. Non vedrai mai quel cliente. Non saprai mai che esisteva. Semplicemente se n'è andato da un concorrente con un sito più leggero.
Se il tuo sito ci mette più di tre secondi a caricare, stai buttando soldi in pubblicità. Stai pagando per portare gente su una pagina che non vedranno mai.
Un produttore di componenti meccanici. Sito rifatto da poco, design moderno, tutto a posto. Apro la home page e mi compare un popup cookie che copre l'intero schermo. Non il 30%, non la metà. Tutto. Su mobile dovevi scrollare dentro il popup per trovare il bottone "Accetta". Il bottone "Rifiuta" era grigio chiaro su sfondo bianco, praticamente invisibile.
Quando gliel'ho fatto notare, mi ha detto che il plugin era quello consigliato dal suo webmaster e che "ormai è così ovunque". No, non è così ovunque. È così sui siti fatti senza pensare all'utente.
Il GDPR richiede il consenso per i cookie di profilazione. Non richiede di torturare i visitatori. Puoi essere in regola con un banner discreto, chiaro, che non copra i contenuti e che permetta di rifiutare con la stessa facilità con cui si accetta. Invece vedo siti dove il banner è progettato apposta per farti cliccare "Accetta tutto" perché le alternative sono nascoste, complicate, o richiedono quindici click.
Se il primo impatto che un utente ha col tuo sito è un muro che gli impedisce di vedere qualsiasi cosa, stai comunicando una cosa precisa: i miei interessi vengono prima dei tuoi. Non è un buon messaggio per iniziare una relazione commerciale.
Un'azienda di serramenti. Pagina contatti. Per chiedere un preventivo devi compilare: nome, cognome, email, telefono, indirizzo completo, tipo di infisso, materiale preferito, numero di finestre, dimensioni approssimative, budget disponibile, come ci hai conosciuto, e se preferisci essere ricontattato via telefono o email. Tredici campi, di cui undici obbligatori.
Il titolare era convinto che questo filtrasse i perditempo. In realtà filtrava tutti. Perché nessuno che sta valutando diverse opzioni ha voglia di compilare un modulo del genere quando il concorrente chiede solo nome e telefono.
Il form contatti è il momento in cui un visitatore decide di fidarsi di te. È un atto di apertura. E tu come lo ricompensi? Con un interrogatorio. Con campi obbligatori che non hanno senso in quella fase. Con richieste di informazioni che puoi tranquillamente chiedere dopo, quando hai già stabilito un contatto.
Ho visto form che si resettano completamente se sbagli il formato del numero di telefono. Form che non funzionano su Safari. Form che mandano la conferma in spam. Form che non mandano proprio niente e nessuno se n'è mai accorto perché tanto "i clienti chiamano".
Se il tuo form ha più di quattro campi, stai perdendo contatti. Non forse. Sicuro. Ogni campo aggiuntivo è una barriera. Ogni barriera è qualcuno che decide che non vale la pena.
Questo è l'errore che fa arrabbiare qualcuno, ma va detto.
Quando sento "il sito me l'ha fatto il cugino di mio cognato che è bravo con i computer" oppure "ho trovato uno su internet che me l'ha fatto per 300 euro" so già cosa troverò. Un tema WordPress comprato e installato così com'è. Nessuna ottimizzazione. Plugin che non si aggiornano da anni. Nessun backup. Credenziali di accesso che non sa nessuno. Zero manutenzione.
E il problema non è nemmeno il risultato in sé, che a volte può essere decente. Il problema è quello che succede dopo.
Succede che hai bisogno di una modifica e quello non risponde più. Succede che il sito si rompe e non sai a chi rivolgerti. Succede che vuoi aggiungere una funzione e scopri che l'architettura non lo permette. Succede che dopo due anni devi buttare tutto e ricominciare da zero, spendendo il triplo di quello che avresti speso facendolo bene la prima volta.
Io capisco che il budget è limitato, specialmente per chi inizia. Ma c'è differenza tra spendere poco in modo intelligente e spendere poco in modo stupido. Spendere poco in modo intelligente significa partire con qualcosa di semplice ma fatto bene, che può crescere. Spendere poco in modo stupido significa comprare il preventivo più basso senza chiedersi perché costa così poco.
Se stai scegliendo chi ti fa il sito basandoti solo sul prezzo, stai buttando quei soldi. Tanto vale non farlo proprio.
Se ti sei riconosciuto in uno di questi errori e la tua prima reazione è stata "ma il mio caso è diverso", probabilmente non lo è. È la stessa cosa che mi hanno detto l'idraulico, il produttore di bulloneria e tutti gli altri.
Avevo detto cinque errori, ne ho elencati quattro. Il quinto è questo: leggere un articolo così, annuire, pensare "sì, queste cose le fanno gli altri" e poi non controllare il proprio sito.
Quindi fallo adesso. Apri il tuo sito dal telefono, non dal computer dell'ufficio. Cronometra quanto ci mette a caricare. Guarda il banner dei cookie. Prova a compilare il form contatti. Chiediti se pagheresti qualcuno per rifarlo.
Se la risposta ti mette a disagio, almeno adesso sai dove guardare.
Se vuoi capire se sono la persona giusta per il tuo progetto, richiedi una consulenza.
Ti rispondo io, non un form automatico.
Questo articolo fa parte della serie Conversioni e Strategia.